Consumi in Italia: male, malissimo. Anzi, in ripresa.

consumi in Italia
Michele Caprini
06 ago 2020

I consumi alimentari degli italiani, nel 2020, hanno sofferto una diminuzione del 10%. Questa la stima, due settimane or sono, di Coldiretti, che ne imputava la causa all’inevitabile blackout della ristorazione, non compensato dalla timida ripresa della spesa domestica. La previsione, non incoraggiante, era di un taglio complessivo della spesa alimentare, domestica e non, di 24 miliardi di euro entro la fine dell’anno. 

Con la fine del lockdown, è venuto progressivamente meno, sui consumi, l’effetto benefico della corsa alla “scorta”, dato dai timori, peraltro ingiustificati, sugli approvvigionamenti per la spesa domestica. La quale, però, è tornata, poi, su valori leggermente superiori alla media.

Chi paga di più?

Per Confcommercio-Censis, il 42,3% delle famiglie ha subito riduzioni dell’attività lavorativa e del reddito, il 23% ha rinunciato definitivamente all’acquisto già programmato di beni durevoli (mobili, elettrodomestici, auto), il 48% a ogni forma di vacanza (week end, ponti, Pasqua, vacanze estive).

Le previsioni, due mesi fa, puntavano a una riduzione globale della spesa di 84 miliardi di euro nell’anno in corso. Secondo l’ufficio studi di Confcommercio i settori più penalizzati andavano individuati nell’abbigliamento (-9%), nei trasporti (acquisto auto -16%), nell’intrattenimento, media e cultura (-17%) e, soprattutto, nella ristorazione e ospitalità (-37%). I consumi alimentari, invece, venivano quantificati in crescita al 3,6%.

Secondo FIPE, con quasi 300.000 associati l’associazione di categoria leader nella ristorazione e nell’intrattenimento, “ancora molte ombre e troppe poche luci a due mesi dalla riapertura. Il calo medio del fatturato passa dal 50,3% del primo mese di apertura al 41,1% del secondo. Pur essendo un segnale positivo, non è sufficiente a sostenere le imprese”.

Il “consumatore aumentato”

L’indagine di GFK su “Climi sociali e di consumo”, effettuata a giugno sui manager d’impresa italiana, riscontrava il rischio di minore propensione all’acquisto, da parte dei consumatori, nella misura del 44%. La compagnia di ricerca parla dell’indebolimento dell’impulso all’ auto-concessività negli acquisti, coniando il neologismo del caso: il consumatore aumentato. I consumi di questa nuova figura, supportata da una maggiore confidenza tecnologica, sarebbero espressione delle abitudini e dei bisogni maturati negli ultimi mesi.  Da questi, la conseguente revisione delle priorità di consumo e, per molti, anche di nuovi stili di vita.

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Contrordine?

La recente edizione dell’Osservatorio Deloitte “Global State of Consumer Traker”, - che segue, con cadenza quindicinale, l’andamento dei consumi - rileva che la fiducia dei consumatori è tornata al segno positivo. Oggi, il 60% dei nostri connazionali si mostrerebbe confidente nel ritorno al negozio e alla spesa. In forte calo, d’altro canto, la tendenza ad ordinare grocery online rispetto ai volumi trattati tipici dell’emergenza sanitaria.

Andamento positivo anche per i consumi out-of-home. Alla riapertura di bar e ristoranti, a fine maggio, solo il 31% degli italiani si mostrava confidente sul consumo di pasti fuori casa, due mesi dopo il valore è cresciuto al 45%. Le fasce di consumatori più giovani si sono spinte ancora più in là: 51%, sei punti in più della media nazionale.

Inoltre, da due mesi a questa parte, questo segmento ha privilegiato, più di ogni altro gruppo di consumatori, il take-out food: +3%, rispetto a una media del -15%. Analogo comportamento verso l’abbigliamento, per il quale l'intenzione di spesa è più alta che per le altre categorie merceologiche: + 15%, rispetto al -10% medio.

Anche per i ricercatori di Deloitte, però, il 44% dei consumatori italiani continua a ritardare gli acquisti più importanti e il 29% di loro è in allarme per i prossimi pagamenti.

La corsa ai servizi online

In ultimo, di non poco interesse l’analisi di GoDaddy, piattaforma cloud tra le più importanti al mondo, mirata al target delle piccole aziende. Per GoDaddy un quinto di queste, in Italia, durante l’emergenza sanitaria ha attivato servizi online di vendita e/o consegna, rinunciando, nella grande maggioranza dei casi, a servirsi dei grandi vettori del food delivery.

Le microimprese della ristorazione sono state le più intraprendenti: per il 23% di queste la promozione dei prodotti e la raccolta degli ordini il 23% passa per WhatsApp, per il 14% con un canale di eCommerce, per il 9% tramite Social Media.

Autunno caldo

L’ultimo trimestre dell’anno farà più chiarezza sulle prospettive reali del paese e dell’eurozona. Le preoccupazioni su PIL, occupazione, consumi sono conclamate, e non vale neppure la pena trattarne. Importante, se non più importante, potrebbe essere la misura degli anticorpi alla crisi maturati dall’impresa e dalla distribuzione italiana, che il tempo a disposizione non è ancora stato sufficiente a certificare.