Selfridges, il retail è sostenibilità e innovazione. O non è.

Selfridges
Michele Caprini
19 nov 2020

Selfridges è un simbolo del retail internazionale. Una storia iniziata nel 1909, oggi quattro department store per quasi 2 miliardi di sterline di ricavi, 3000 dipendenti. Il magnifico negozio di Oxford Street si oppone al concorrente Harrods in Brompton Road: una sorta di Sparta e Atene del commercio, in una delle capitali del mondo.

L’offerta di Selfridges si colloca, in gran parte, nella fascia alta della distribuzione. Solo guardando al fashion, i marchi di casa sono, tra gli altri, Tiffany, Bulgari, Emporio Armani, Moncler, Boss, Versace, Burberry, Stella McCartney. L’eccellenza dei brand, comunque, caratterizza ogni comparto, dal cibo all’elettronica, dello storico marchio inglese (oggi di proprietà del gruppo canadese Weston).

L’innovazione, lunga un secolo

Il 2 ottobre 1925, John Logie Baird, il pioniere della televisione, presentò la sua invenzione proprio da Selfridges. Negli anni Trenta, nel negozio furono resi disponibili i bagni pubblici, precorrendo un concetto di shopping journey quanto mai attuale: tempo di permanenza dei clienti più lungo possibile e valore più alto dello scontrino.

Questo, a semplice dimostrazione di una congenita tendenza all’innovazione che ha sostenuto l’affermazione del marchio nei decenni. Venendo ai giorni nostri, per esempio, la presenza e la collaborazione con i social media è considerata importantissima. Mezzo milione di follower su Facebook, un milione su Instagram.  Un anno fa, proprio Instagram battezzò il suo primo pop-up store inglese in Oxford Street, segnato dell’entusiasmo del retailer: «Siamo i primi nel Regno Unito a proporre ai nostri clienti il meglio delle collezioni in vendita sul social network. Instagram è un riferimento costante per la nostra comunità nel campo della moda, della bellezza e del lifestyle».

Su queste premesse, non poteva mancare una forte iniziativa grocerant. Dai prossimi giorni, infatti, per i clienti del celebre negozio londinese sarà possibile associare all’abituale shopping il pranzo o la cena in un raffinato ristorante che servirà menu esclusivi basati sul miele. C’è, però, un nota caratteristica che non sarà mai diversa nel tempo: la shopping bag gialla, che identifica il cliente senza nessuna possibilità di errore.

Project Earth

Ora, in Oxford Street, un’enorme scritta campeggia sul palazzo: “Let’s change the way we shop”. Non è un semplice richiamo pubblicitario, ma la sintesi dell’indirizzo strategico dichiarato lo scorso agosto da Alannah Weston, presidente del gruppo

Project Earth segna un nuovo capitolo nella storia di Selfridges, l'inizio di un viaggio impegnativo ma essenziale per cambiare completamente il nostro modo di fare acquisti e mettere la sostenibilità al centro di tutto ciò che facciamo. Vogliamo reinventare il retail”.

Con queste parole, la proprietà non ha voluto solo trasmettere il proprio impegno verso la moda sostenibile. Per il retailer l’obiettivo reale, invece, è quello di ristrutturare, con il coinvolgimento di tutti i fornitori, l’intera supply chain in senso ecosostenibile, aggiungendo una particolare offerta fino a oggi impensabile per un marchio di questo livello. Selfridges, infatti, proporrà servizio di riparazione, noleggio e rivendita di abiti e accessori.

Il rivenditore renderà più semplice e responsabile l’esperienza di acquisto per i suoi clienti, dettagliando le credenziali ecologiche di migliaia di capi di 350 marchi diversi. Dal 2025, saranno acquistati esclusivamente prodotti rispondenti ai nuovi requisiti di approvvigionamento. L’ampia gamma di fibre e materiali interessata comprende cotone, piume, pelle e altri tessuti di derivazione come viscosa, rayon, modal e lyocell.

Tra i partner abituali, Prada è stato tra i primi ad aderire al progetto, presentando una nuova collezione di capi e accessori realizzati in tessuto rigenerato, a supporto delle campagne di salvaguardia sugli oceani.  

Il piano strategico? È la sostenibilità

«La sostenibilità è il nostro piano aziendale, per la quale abbiamo preso impegni quinquennali». Lo ha affermato il CEO Anne Pitcher. «Stiamo mettendo le persone e il pianeta al centro del nostro pensiero, il che trasformerà il modo in cui facciamo affari e il modo in cui faremo acquisti nei prossimi cinque anni».

A conferire ancora maggiore credibilità all’impegno giunge Resellfridges, che vedrà il brand protagonista nel commercio dell’usato. La nuova iniziativa si aggiunge alla lista degli sforzi fino a qui compiuti da Selfridges, che comprende la partnership con Vestiaire Collective e la collaborazione con HURR Collective, un servizio di noleggio di abbigliamento e accessori firmati.

La pandemia, del resto, ha indotto cambiamenti significativi nelle abitudini e nelle priorità di spesa dei consumatori. Che si tratti di spostamenti quotidiani, dei modo di spendere o di quello in cui vengono smaltiti i rifiuti, il bisogno di sostenibilità è tra questi, e comporta una forte spinta alla crescita del mercato preloved. I marchi che dispongono dei clienti, delle piattaforme tecnologiche e delle risorse logistiche dovranno sostenere l'economia circolare e, anzi, punteranno a creare un circuito proprio. 

Oltre a questo, la capacità di spesa sarà generalmente minore a causa dell'impatto economico del virus e, di conseguenza, i retailer dovranno adattare le loro offerte. Il pricing sarà importante ma, altrettanto, la qualità dei prodotti o dei vantaggi aggiuntivi. Il packaging è il primo modo di aggiungere valore ai prodotti.

 

Il cambiamento richiede uno sforzo collettivo, più grande di un singolo retailer, per quanto forte, o di un gruppo di consumatori. L’innovazione non è un suggerimento, è una necessità che ha nella tecnologia il mezzo abilitante: la consapevolezza è la priorità comune.